Oltre agli esperti facenti parte del consorzio P4W, è stato creato un gruppo di esperti esterni di riconosciuto prestigio nel settore, che avranno il compito di consigliare, analizzare e migliorare i diversi materiali educativi e i risultati generati durante il progetto.

Esperti Esterni di Prevent4Work

Biografia

La professoressa Szeto si unisce al Tung Wah College nel gennaio 2018, come leader del programma inaugurale per il nuovo corso proposto in Fisioterapia che, attualmente, è ancora in fase di preparazione.
Si è laureata presso la BSc (Fisioterapia) presso l’Università di Toronto, in Canada nel 1982. Ha un’esperienza clinica estesa in fisioterapia avendo lavorato in Canada, Hong Kong e Australia per oltre 30 anni.
Ha insegnato nei programmi di fisioterapia universitari e post-laurea presso il Dipartimento di Scienze della riabilitazione, il Politecnico di Hong Kong per oltre 20 anni. Ha una vasta esperienza nella pianificazione del curriculum di fisioterapia e nel coordinamento dell’educazione clinica.
Ha pubblicato oltre 50 articoli su riviste di fama internazionale ed è membro del comitato editoriale di riviste, ergonomia applicata e scienza e pratica muscoloscheletrica.

Istruzione:

Dottorato di ricerca (Fisioterapia), Curtin University of Technology, Australia
Master in scienze applicate, Curtin University of Technology, Australia
Diploma post-laurea in Fisioterapia sportiva, Curtin University of Technology, Australia
Laurea (PT), Università di Toronto, Canada

Qualifiche professionali / abbonamenti:

Fisioterapista abilitata a Hong Kong e in Australia
Membro della Hong Kong Ergonomic Society
Membro dell’Associazione australiana di fisioterapia
Membro dell’Associazione di fisioterapia di Hong Kong
Membro dell’Unione di fisioterapia di Hong Kong

Aree didattiche:

Fisioterapia muscoloscheletrica, ergonomia, elettroterapia, biomeccanica, salute sul lavoro, gestione dell’assistenza sanitaria

Interessi di ricerca:

Salute sul lavoro, ergonomia, disturbi muscoloscheletrici, biomeccanica, dolore, controllo motorio

Panoramica

La dott.ssa Venerina Johnston è ricercatrice e professoressa associata di Fisioterapia presso l’Università del Queensland. Ha qualifiche in fisioterapia, salute e sicurezza sul lavoro e prevenzione delle disabilità sul lavoro. I suoi interessi di ricerca riguardano la prevenzione di problemi muscoloscheletrici legati al lavoro e la prevenzione della disabilità del lavoro a seguito di un infortunio compensabile. Venerina ha una ricca esperienza nella riabilitazione professionale e nella gestione degli infortuni dal punto di vista dell’assicuratore, del fornitore e del datore di lavoro.

Interessi di ricerca

  • Prevenzione primaria delle lesioni muscoloscheletriche legate al lavoro
    C’è un dibattito sulla fonte del dolore cervicale negli impiegati. Questo dibattito si concentra su due aree principali (1) qual è la fonte del dolore e (2) i lavoratori asintomatici e sintomatici possono essere differenziati su qualsiasi misura fisica? Questo progetto di ricerca è focalizzato sulla comprensione della fonte del dolore per aiutare a indirizzare gli interventi per la prevenzione del dolore cervicale negli impiegati.
  • Prevenzione dei problemi alla cervicale negli impiegati
    Sono stati tentati vari interventi per affrontare i dolorosi disturbi alla cervicale negli impiegati. Poiché il posto di lavoro sta diventando l’arena di molte iniziative sanitarie, la mia ricerca sta esplorando interventi che possono essere attuati sul posto di lavoro e l’impatto sul presentismo e l’assenteismo di questi interventi. Attualmente stiamo testando l’impatto di un esercizio e di un intervento ergonomico per influire
    sulla produttività e sul dolore cervicale negli impiegati di Brisbane. Vi prego di contattarmi se la vostra organizzazione è interessata a partecipare.
  • Supervisori per facilitare un ritorno al lavoro dopo un disturbo muscoloscheletrico e mentale
    È noto che i supervisori svolgono un ruolo fondamentale nel processo di ritorno al lavoro. Tuttavia, le conoscenze, le abilità e i comportamenti specifici necessari dei supervisori per aiutare i lavoratori a tornare al lavoro dopo un infortunio o una malattia non sono stati identificati nell’ambiente australiano. Questo progetto ha identificato le esigenze dei supervisori che sono tenuti a supportare il personale che ritorna al lavoro dopo un disturbo di salute mentale o lesioni muscoloscheletriche. I risultati hanno fornito le prove per lo sviluppo di un programma di formazione specifico per la cultura australiana e l’ambiente di compensazione. Un programma di formazione è attualmente in fase di sperimentazione. I benefici a lungo termine di un tale programma di formazione saranno la prevenzione della disabilità lavorativa e una riduzione della durata e dei costi associati a infortuni compensabili. Vi prego di contattarmi se la vostra organizzazione è interessata a partecipare o se desiderate intraprendere un dottorato di ricerca per completare questo progetto.
  • Autogestione per il ritorno al lavoro a seguito di una lesione muscolo-scheletrica compensabile
    Questo studio esplora se la formazione sull’autogestione alla riabilitazione professionale abbia avuto un impatto sulla prontezza al lavoro, l’efficacia della salute e il dolore. Abbiamo sviluppato e testato un nuovo modello per la riabilitazione professionale dei lavoratori con patologie muscoloscheletriche croniche aggiungendo un corso di formazione sull’ autogestione alle normali cure. I programmi di autogestione si sono dimostrati efficaci per le condizioni croniche in particolare diabete, malattie cardiache, asma e artrite, ma sono nuove nel campo della disabilità lavorativa. Questo progetto è stato finanziato da una sovvenzione di collegamento dell’Australian Council.

Qualifiche

  • Diploma in Prevenzione della disabilità sul posto di lavoro, Università di Sherbrooke
  • Certificato di laurea in Management, Università del Queensland meridionale
  • Dottore in filosofia, Università del Queensland
  • Laurea in Fisioterapia, Università del Queensland


Kieran O’Sullivan si è laureato come fisioterapista presso la University College di Dublino nel 1999. Ha completato un Master in Terapia manipolativa presso la Curtin University of Technology, a Perth, in Australia occidentale e il suo dottorato di ricerca, sulla lombalgia persistente, presso l’Università di Limerick – dove lavora dal 2005. Nel 2008 gli è stato conferito lo status di membro specialista dalla Irish Society of Chartered Physiotherapists. Nel 2016, ha preso una pausa di carriera di 3 anni presso l’Università di Limerick per istituire un Centro di eccellenza del dolore spinale ad Aspetar, in Qatar. Nell’agosto 2019, è tornato all’Università di Limerick.

Il suo focus di ricerca è il dolore e le lesioni muscoloscheletriche, in particolare il dolore spinale persistente. Ha pubblicato un libro, ha partecipato come co-autore in altri libri scrivendo sei capitoli e ha redatto più di 140 articoli in varie riviste. Ha ottenuto oltre 4 milioni di euro di finanziamenti per la ricerca. Il suo gruppo di ricerca diffonde la conoscenza attraverso www.pain-ed.com, che è una piattaforma online che fornisce consulenza e informazioni sia ai pazienti che ai ricercatori clinici sulla gestione del dolore muscoloscheletrico.


Dr. David Høyrup Christiansen è un ricercatore e professore associato presso il dipartimento di Medicina del Lavoro, la Clinica di ricerca universitaria e il Dipartimento di Medicina dell’Università di Aarhus in Danimarca.

E’ un fisioterapista, con master in Medicina e Dottorato in Medicina clinica. Ha operato per più di 10 anni nel campo della riabilitazione dei pazienti con dolori muscoloscheletrici cronici, prima di passare a tempo pieno alla ricerca.

I suoi principali interessi sono la prevenzione, la prognosi e l’effetto degli interventi sul dolore muscoloscheletrico, oltre che la valutazione degli strumenti di computo dei risultati.

E’ stato uno dei principali ricercatori in occasione di numerosi studi d’osservazione su vasta scala ed è stato ampiamente pubblicato su riviste specializzate in ambito muscoloscheletrico.

Durante la sua carriera si è concentrato sul tradurre le ricerche prodotte e sull’assicurarsi che queste raggiungessero i propri destinatari e facessero la differenza.

Intervista con Esperti Esterni di Prevent4Work


Domanda 1. Cosa ne pensi di Prevent 4 Work e della tematica del progetto? Nonostante il progetto sia ancora nel corso del suo primo anno di svolgimento, qual è l’elemento più significativo del progetto e perché hai deciso di unirti?

I DMS sono un problema serio nel mondo del lavoro, con costi enormi per le persone che ne sono affette e la società tutta. Dato che le mie ricerche si concentrano sui DMS e dato il valore delle persone coinvolte nel progetto, accettare l’invito a farne parte come esperto interno è stato facile.

D2. L’approccio tradizionale si è concentrato sul cercare di comprendere le ragioni anatomiche e bio-meccaniche dell’insorgere del dolore, portando ad attenzionare il movimento. Tuttavia, recenti prove suggeriscono che molti altri fattori potrebbero essere responsabili di questi dolori. Secondo te, quali fattori sono rilevanti e quali sono stati sottovalutati nell’approccio precedente?

Solo nell’ultimo mese, due valutazioni sistematiche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31775556 e https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31730537 – della seconda sono uno degli autori) hanno ulteriormente evidenziato che molti punti di vista che avevamo sulle ragioni per cui si sviluppino dei DMS poggiano su basi incerte. Non ho alcun dubbio che (I) ci siamo concentrati eccessivamente su quello che il grande e compianto Max Zusman ha definito come modello SAB (strutturale-anatomico-biomeccanico); e (II) che anche nel considerare i fattori SAB con ogni probabilità non siamo stati sufficientemente sensibili. Per esempio, guardando al sollevare pesi, è chiaro che sia una causa scatenante per molte persone di mal di schiena ma non è l’unico fattore, e non significa che evitarlo o farlo in modo estremamente cauto sia necessariamente corretto.

In termini di quali fattori siano più rilevanti, credo sia difficile pensare che fattori dello spettro bio-psicosociale siano totalmente irrilevanti. Per dire un’ovvietà, i fattori specifici potrebbero variare tra individui e contesti diversi (come disponibilità di lavoro, sicurezza del lavoro, compenso medio e politiche di welfare pubblico di un’azienda o paese) ma possono includerne di fisici, psicologici, sociali, legati allo stile di vita e così via…

D3. Nel contesto dei DMS molta attenzione è stata riservata al posto di lavoro; tuttavia, recenti linee guida puntano sull’educazione a strategie di auto-gestione e sulla promozione di uno stile di vita attivo e salutare. Pensi che le strategie che si concentrano sulla prevenzione e gestione dei DMS legati al posto di lavoro debbano tenere in considerazione un contesto più ampio nell’affrontare la problematica?

È difficile, e forse esporrebbe i datori di lavoro al rischio di essere considerati negligenti e di non preoccuparsi del luogo di lavoro. Ma è solo una parte della vita delle persone e quando consideriamo il luogo di lavoro dobbiamo guardare all’intero ambiente -non solo all’ergonomicità fisica, ma anche alla sicurezza del lavoro, alla soddisfazione per il lavoro, allo stress, ecc.-… Comunque, né la legislazione sul lavoro né quella per l’ambito medico di molti stati europei incoraggiano questo approccio, poiché evitare l’insorgenza di DMS attraverso una migliore pianificazione degli spazi di lavoro ha ricevuto molta più attenzione (come metodo di prevenzione) rispetto ai sopracitati fattori come sicurezza, soddisfazione, stress ecc.…

D4. Come pensi potrebbe essere migliorato il modello attuale?

I passaggi precedenti comprendono quello che è il mio pensiero riguardo ciò su cui ci si dovrebbe concentrare, cioè, considerare per intero la persona, sia dentro che fuori l’ambito lavorativo, e comprendere cosa ne stia compromettendo la salute. Non si tratta tanto di ignorare I fattori fisici o patologici ma piuttosto di valutarne il (modesto) contributo all’insorgere di DMS. Questo non riguarda solo l’educazione di pazienti, datori di lavoro, dipendenti ecc. ma, piuttosto, significativi cambi di politiche e abitudini a supporto di lavoratori/datori di lavoro affinché compiano quelle azioni che possono aiutare a ridurre l’impatto dei DMS.

D5. Quali elementi credi siano i più importanti nello sviluppo di questi disturbi?

Sono riluttante all’attribuire l’intera responsabilità a uno specifico aspetto poiché, come già detto, tutti i vari fattori -salute fisica (essere abbastanza in forma e in forze per il proprio lavoro e la vita in generale), stile di vita (sonno, stress, dieta), salute mentale, ecc. sono ugualmente importanti. Mi rendo conto che questo non renda la prevenzione e la gestione del problema semplici, visto che dovremo probabilmente analizzare tutti questi fattori in modo generale per poi indirizzare il metodo di cura in modo flessibile e adeguato, per il caso specifico, e adattabile su più larga scala per datori di lavoro/società.

D6. Credi che nei vari programmi educativi sulla prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro vi siano argomenti o contenuti mancanti?

Credo che il modello SAB sia eccessivamente predominante. Ritengo che bisogna ridurre (sebbene non rimuovere) l’attenzione sui fattori di rischio fisici per i DMS, e quando effettivamente discutiamo di tali fattori dovremmo considerare l’adeguatezza/robustezza del corpo al caricamento di pesi, piuttosto che discutere della fragilità/vulnerabilità del corpo. Questa ridotta attenzione ai fattori di rischio fisico può offrire tempo e spazio per esaminare dei più ampi costrutti bio-psico-sociali che hanno come minimo la stessa quantità di prove a dimostrarne il ruolo.

Infine, dobbiamo essere molto attenti, quando parliamo di prevenzione dei DMS, nel non dare alle persone l’impressione che tutti i dolori siano prevenibili o che se qualcuno prova dolori sia da incolpare per quello che gli sta accadendo.
Dolori occasionali, come il mal di schiena, sono, citando Nortin Hadler, “un caso della vita”. In altre parole, il mal di schiena è – come la stanchezza, la tristezza, costipazione- qualcosa di cui molti di noi ogni tanto soffriranno e, sebbene sgradevole, è relativamente normale e non dovrebbe essere considerate una cosa particolarmente grave o pericolosa, una volta che la situazione si stabilizza. Se ci poniamo l’obiettivo di prevenire ogni dolore con ogni probabilità falliremo e spaventeremmo ulteriormente le persone riguardo la robustezza dei loro corpi e la loro salute. Cosa stiamo cercando di prevenire, invece, è il dolore grave e/o cronico che ha un impatto complessivo considerevole sulla vita delle persone e sulla loro capacità di lavorare.


Domanda 1. Cosa ne pensi di Prevent 4 Work e della tematica del progetto? Nonostante il progetto sia ancora nel corso del suo primo anno di svolgimento, qual è l’elemento più significativo del progetto e perché hai deciso di unirti?

Quello di Prevent4Work è un progetto interessante. E’ molto importante prevenire i disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro è molto importante, e stabilire un network per sviluppare nuovi programmi educativi e soluzioni di e-health ha il potenziale per influenzare positivamente il benessere fisico sul lavoro in Europa. Il coinvolgimento di esperti e dei relativi portatori di interessi è cruciale. Queste appena citate sono anche le ragioni per cui mi sono unito al progetto. Ci tengo a precisare, comunque, che sono stato coinvolto solo a partire dal Questionario sulla valutazione dei rischi in poi.

D2. L’approccio tradizionale si è concentrato sul cercare di comprendere le ragioni anatomiche e bio-meccaniche dell’insorgere del dolore, portando ad attenzionare il movimento. Tuttavia, recenti prove suggeriscono che molti altri fattori potrebbero essere responsabili di questi dolori. Secondo te, quali fattori sono rilevanti e quali sono stati sottovalutati nell’approccio precedente?

La comprensione biomeccanica e anatomica dei DMS è un ambito troppo ristretto, proprio come lo è il concentrarsi sulla prospettiva individuale. I DMS sviluppati a lavoro sembrano anche essere influenzati da aspetti attinenti al livello di gruppo e organizzazione. Includere questi fattori potrebbe aiutarci a comprendere meglio lo svilupparsi di questi disturbi e a prevenirli.

D3. Nel contesto dei DMS molta attenzione è stata riservata al posto di lavoro; tuttavia, recenti linee guida puntano sull’educazione a strategie di auto-gestione e sulla promozione di uno stile di vita attivo e salutare. Pensi che le strategie che si concentrano sulla prevenzione e gestione dei DMS legati al posto di lavoro debbano tenere in considerazione un contesto più ampio nell’affrontare la problematica?

In linea con quanto ho appena detto, sul posto di lavoro potrebbe essere necessario riservare una maggiore attenzione alla soddisfazione dei dipendenti e a fattori organizzativi come la dedizione dei manager, un ambiente che sia di sostegno e una comprensione individuale dei rischi.
Si è scoperto che questi fattori possono essere associati alla presenza di DMS legati al lavoro. Perciò, tali elementi potrebbero essere parte di un quadro più ampio e richiedono indagini più approfondite. Nonostante tale ambito sia stato centrale per molti anni in altre aree di ricerca, come la sicurezza sul lavoro, la cultura aziendale è stata analizzata solo saltuariamente in merito ai DMS.

D4. Come pensi potrebbe essere migliorato il modello attuale?

Sono stato coinvolto finora soltanto nelle attività riguardanti i questionari per la valutazione dei rischi, perciò, è difficile rispondere. Tuttavia, sembra ben strutturato e organizzato. Non vedo l’ora di saperne di più sulle fasi successive.

D5. Quali elementi credi siano i più importanti nello sviluppo di questi disturbi?

Lo sviluppo di DMS legati al lavoro è multifattoriale e come tale dovrebbe essere approcciato, studiandone i fattori fisici, psicologici, sociali e culturali.

D6. Credi che nei vari programmi educativi sulla prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro vi siano argomenti o contenuti mancanti?

Come già menzionato nelle risposte 2 e 3, bisogna essere molto attenti ai fattori organizzativi e legati alla cultura del lavoro, sia all’interno di un singolo stato (ad esempio tra diversi settori/imprese) che tra stati diversi. Raramente ci sarà un sistema universale adatto a tutti i casi.